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L’insegnamento vedico, l’alimentazione naturale ed una riflessione sulla vita

Il seguente articolo è il risultato di una ricerca filologica ed esperienziale, che ho effettuato tra il 2008 d il 2014. In calce all’articolo sarà possibile trovare approfondimenti per quanto riguarda gli asterischi tra parentesi .

Il mio percorso di ricerca non riguarda semplicemente l’alimentazione in senso lato, ma l’unione tra le antiche conoscenze spirituali che ci hanno lasciato i nostri avi in tutte le parti del mondo e le recenti ricerche scientifiche. Guardando da vicino queste due realtà, apparentemente così lontane, in verità risultano legate da una linea molto sottile che le rende interdipendenti in un flusso continuo e sinergico alla base della vita stessa.

Ho dedicato quasi sei anni della mia vita a leggere e cercare tutto ciò che potesse aiutarmi a conoscere meglio l’essere umano nella sua integrità, nel corso della storia. Dopo aver consultato alcuni dei più grandi pensatori indiani dello scorso secolo, come: Mohandas Karamchand “Mahatma” Gandhi, Chandra Mohan Jain “Osho Rajneesh”, Jiddu Krishnamurti, Śivananada Saraswati (*1), Srila Prabhupada (*2) e Kamalakar Mishra (*3), diversi testi sacri della tradizione vedica, e prendendo in esame differenti punti di vista ho notato un canale di conversione comune verso l’idea per cui, una sana alimentazione legata ad uno stile di vita equilibrato finalizzato al benessere non solo di se stessi ma anche nel rispetto del prossimo, sia in grado di contribuire in modo significativo all’evoluzione di tutta la collettività.

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Nella Chāndogya Upaniṣad (*5), il saggio e veggente Uddalaka, capostipite della scuola asrama (*4), insegnò a suo figlio Svetaketu:

“Figliolo, quando il cibo viene consumato diventa triplice. Le particelle grossolane diventano escrementi durante la fase digestiva; quelle medie diventano i mattoni per la costruzione del tuo organismo; mentre quelle sottili servono a costruire la natura della tua mente. Sappi che quando si caglia il latte, sono le particelle fini che vengono a galla per formare la panna da cui poi se ne trae il burro. Così quando avrai consumato il tuo cibo le particelle fini s’innalzeranno verso l’alto per formare la tua mente. Quindi in verità, la stessa mente può essere considerata un cibo che la coscienza consuma e trasforma”.

Esistono tre tipologie di dieta: Sattvica (dei puri, risvegliati spiritualmente), Rajasica (dei mutevoli, tra il bene e il male) e Tamasica (degli statici, coloro che vivono il sonno della coscienza).

Nella Bhagavad-Gita (*6), il Signore Kṛṣṇa dice ad Arjuna:
“Il cibo è triplice. Il cibo incrementa la vitalità, vigore, la salute e la gioia, e può essere delizioso, blando, sostanziale e piacevole è caro ai sattvici. Le persone passionali o rajasiche desiderano cibo amaro, acido, salino, eccessivamente caldo, pungente, secco e scottante, che produce dolore, malessere e malattia. Il cibo invece che è insapore, rappreso, putrido, vecchio e impuro è caro ai tamasici”.

Dai Veda ci viene esplicato che i cibi sattvici donano beneficio alla mente, al corpo e allo spirito, e sono: la frutta, i semi oleaginosi, i germogli, i cereali integrali, i legumi e le verdure, ma anche i latticini quali yogurt, burro e formaggio e le erbe aromatiche e/o spezie leggere, il miele e melasse.

I cibi rajasici danno beneficio in modo alternato alla mente e al corpo, e sono: il cioccolato, il thè, il caffè e le spezie piccanti. Infine, i cibi tamasici nuocciono sia alla mente, che al corpo che allo spirito, e sono: l’alcol, il tabacco, la carne, il pesce, le uova, e i funghi. Continuando dalla Bhagavad-Ghita, Arjuna domanda a Kṛṣṇa: “Cosa succede a coloro che non fanno riferimento ai Veda ma inventano il loro modo di fare adorazione?”, e Kṛṣṇa risponde:

“La religione basata sull’immaginazione è un prodotto dei tre modi. Sotto la virtù si adorano gli esseri celesti, sotto la passione i potenti demoni e sotto l’ignoranza gli spettri. I tre modi influenzano tutto, perfino il vostro cibo. I cibi succosi, grassi e integrali sono in virtù; quelli amari, salati e pungenti sono in passione e quelli non freschi, freddi e putridi sono in ignoranza. I modi influenzano anche il tipo di carità che fate e il tipo di disciplina che v’imponete. Tuttavia, non dovete rinunciare alla carità e all’austerità.”

I cibi sattvici donano la purezza alla mente accrescendo così il potenziale del praticante spirituale, ma anche calmando la mente, rendendo maggiormente attivi i sensi e la percezione. E’ molto importante sapere che lo sviluppo della coscienza e il potenziale individuale dipende dalla scelta alimentare. I più grandi insegnanti e praticanti spirituali di ogni epoca della storia umana sono stati consumatori della dieta sattvica. Il pesce, le uova, la carne eccitando la passione rendono la mente stanca, non pronta, e incontrollata, donando uno stato di inconsapevolezza. Il vino, le bistecche e il tabacco danno una forte e malsana influenza sulla mente umana provocando costanti emozioni di rabbia, rancore, odio, oscurità, e donando inerzia energetica rispetto al mondo circostante provoca uno stato mentale di impressionabilità e di stati egoici perenni. Senza ombra di dubbio gli alimenti di origine animale possono donarti forza fisica e renderti un militare o un attivo pensatore, ma la filosofia indù considera il reale valore umano la sua condizione morale e spirituale nell’universo, come essere senziente portatore di qualcosa di più grande che possa elevarlo al di là della razionalità e del pensiero, dove può vivere in armonia con gli altri esserei viventi, parti integranti del suo Sè.

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L’Assoluto è composto di tanti frammenti, ed ogni frammento è in effetti un’ assoluta parte del Tutto. Quindi la natura di ogni frammento dell’Assoluto è qualitativamente come l’Assoluto stesso. L’uomo è più della mente e del corpo; è essenzialmente un perpetuamente perfetto, perpetuamente puro e perpetuamente libero spiritualmente nel suo Sè, o natura interiore. Alla vita umana è stata data l’opportunità e il significato di ottenere la più alta conoscenza della sua profonda natura spirituale per raggiungere col cuore la divinità. In questo processo, tutto ciò che è grossolano o di attitudine animale viene totalmente eliminata dalla sua personalità.

I componenti chimici di ogni cibo vibrano a differenti risonanze. Ogni particella è una massa d’energia. Determinati alimenti sono responsabili di vibrazioni discordanti all’interno del corpo, che quindi, provocando disturbi di risonanza vibrazionale dell’intero organismo e sono anche responsabili di un forte stato di oscillazione e di squilibrio, che hanno come conseguenza delle influenze sullo stato mentale e quindi sia sulle funzionalità conscie che inconscie della psiche. Una mente meditativa e concentrata, che ha come intento quello di raggiungere pensieri elevati necessita di vibrazioni sottili, e tali vibrazioni le troviamo solamente nella dieta sattvica. Il modo migliore per valutarlo con tutta certezza è attraverso l’esperienza individuale.

La Verità è insita nell’esperienza di vita soggettiva e nella propria individualità, più che nella filosofia o nella scienza. Ognuno ascolta il suo cuore, quindi ciò che sente, e nel vivere consapevolmente ciò che sceglie, comprende la sua Via. Non esiste guida migliore del proprio Sè interiore.
Secondo i testi vedici il consumo di prodotti di origine animale produce un rilassamento della mente e un annichilimento dei processi creativi della coscienza. Per questo motivo andrebbero consumati con moderazione o eliminati.

La carne non è un cibo necessario per ottenere la salute e lo sviluppo fisiologico, il vigore, la forza e la vitalità.1001601_683779664973703_1419028746_n

Dai risultati di molte ricerche scientifiche s’è visto come in relazione alla salute, il consumo abbondante di frutta e verdura fresca, cereali integrali e legumi siano responsabili della guarigione e prevenzioni di ogni tipo di malattia conosciuta. Grazie al lungimirante e illuminante pensiero di pochi, ma grandi scienziati del mondo, oltretutto, riconosciuti a livello internazionale dalle più importanti comunità scientifiche siamo in grado di confermare quanto tramandoci dalle antiche scritture vediche. Però non è solo nelle più remote terre dell’India che troviamo veggenti e uomini a comporre un retaggio riguardante i benefici dati da un’alimentazione a base vegetale ma lo sono altrettante popolazioni quali: Vilcabamba, Abkhazia, Okinawa (le più longeve del pianeta), ma anche, in altre epoche e zone geografiche differenti, i Catari, gli Gnostici, i Chassid, i Sufi e naturalmente i Taoisti ed i Confuciani, e poi chi più ne ha più ne metta…

Inoltre c’è da considerare anche l’aspetto etico e morale. Una società priva di regole che possano disciplinare l’individuo all’evoluzione spirituale, è una società malata, dove primeggia il potere invece che l’amore, e l’ignoranza invece che la saggezza, la violenza invece che la pace e il rancore invece che l’accettazione. La crudeltà serve solo ad alimentare la mente in modo distruttivo provocando una vibrazione di malessere anche fisiologica e quindi un’esperienza spirituale dolorosa.

Gli uomini e le donne di ogni parte del mondo sono parte del medesimo pianeta, e del medesimo sistema solare, sono fatti con la stessa materia e provano le medesime emozioni, e così è anche per gli animali.
L’ Ayurveda fa esplicito riferimento ad un’ importante osservazione, enunciando che la scelta del cibo di cui nutrirsi deve dipendere da: tempo, luogo e condizione. Se per causa maggiore si è costretti a cacciare, pescare o cibarsi di ciò che rientra nel ramo rajasico o tamasico, sia il corpo che la mente e la coscienza produrranno da tale esperienza un effetto benefico, perchè in solido con la condizione attuale, se invece si uccidono gli animali solo per saziare un bisogno dell’ego, ciò nuocerà alla nostra mente e al nostro corpo aumentando la nostra ignoranza spirituale.

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Quando nuoci a te stesso, nuoci anche a chi ti sta intorno: uomo, animale o pianta che sia sul pianeta. Tutto procede in modo vibrazionale e coerente dal centro di noi stessi verso il mondo esterno e l’universo che ci circonda. Tutto è collegato e per questo motivo, prendere atto in modo consapevole è il più grande dono che possiamo offrire alla vita.

E’ dovere quindi dell’uomo quello di abolire i mattatoi, di proteggere gli oceani, di tutelare la natura sia in montagna che in collina, di tenere pulite le città, di rispettare il prossimo, e di costruire le famiglie e le nazioni su principi puri e inviolati dalla crudeltà, ma prosperi di amore e vita per tutti quanti. Ciò che è fondamentale è l’ottenimento dell’equità con solidarietà mentre parallelamente si lavora sullo sviluppo del potenziale individuale in relazione alla natura umana soggettiva.

Ognuno è potenzialmente un maestro così com’ è un discepolo; ognuno è potenzialmente un saggio così com’è ignorante. L’ape, la formica, l’elefante, la cicogna, il serpente e il delfino sono tutti indispensabili e tutti qualitativamente grandi esseri viventi quanto l’uomo. Solo una vita consapevole di conoscenza e rispetto per ogni cosa potrà rendere questo mondo quello di migliaia di anni fa. Dovremmo utilizzare i mezzi a disposizione di oggi per poter adattare l’antica sapienza a ciò che abbiamo nella società odierna.

Se osserviamo nel mondo animale, gli animali più forti sono anche quelli che mangiano poco e al contempo sono gli stessi che fanno largo uso di frutta e verdura. Gli animali carnivori non vivono a lungo, sono aggressivi, sono apparentemente i più forti perchè hanno un’attitudine aggressiva, ma di fatto passando gran parte della giornata a dormire, manifestano poca intelligenza attiva. Gli animali frugivori invece manifestano fermezza, intelligenza nell’elaborazione del pensiero e anche a livello sociale sanno essere più creativi e comprensivi dell’operato della vita umana intorno a loro.

In conclusione c’è da sottolineare l’importanza della differenza tra quantità e qualità. Ciò che importa maggiormente la salute umana è quello di ottenerla con un giusto, bilanciato utilizzo di alimenti di qualità sotto l’aspetto nutrizionale. La longevità, l’energia, la salute e il benessere sono figli della qualità e non della quantità. Diete abbondanti non sono necessarie, piuttosto è bene valutare la varietà, e stimare le quantità al necessario ed essenziale, in modo da discernere ciò che è superfluo, anche nel pensiero, allo sviluppo e mantenimento della salute e del benessere di se stessi.

Se ti cibi di carne o di alimenti di origine animale, è perfetto, perchè significa che hai necessità di fare quell’esperienza sia dal punto di vista fisico che spirituale, percui è importante farlo con rispetto, gratitudine, presenza mentale, con amore, perchè l’energia e vita di un animale sta entrando dentro di te, e a qualsiasi essere vivente fa piacere entrare in un tempio ricevendo immediatamente un GRAZIE.
L’amore è l’unica energia in grado di trasformare la morte in qualcosa di differente e magico che solo l’esperienza saprà raccontare.

Alexander Pincin

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Annotazioni bibliografiche:
*1: Sri Swami Śivananada Saraswati, fondatore della Divine Life Society, Scuola Yoga Advaita Vedanta.
*2: A.C. Bhaktivedanta Swami Srila Prabhupada, fondatore dell’ International Society for Krishna Consciousness, punto di riferimento religioso degli Hare Krishna.
*3: Kamalakar Mishra, insigne studioso, scrittore e praticante della tradizione spirituale del Tantra, rinomato esperto dello Śivaismo del Kaśmīr, la più importante scuola filosofica della tradizione tantrica.
*4: Asrama, termine sanscrito indicante le quattro diverse fasi della vita degli indù appartenenti alle caste superiori. Seguono esattamente le tracce delle esperienze terrene vissute da Gautama Buddha. Esse sono: 1) studio dei testi sacri sotto la guida di un guru; 2) esperienza della vita in famiglia e nella comunità; 3) periodo di vita ascetica nella foresta; 4) completo abbandono delle cose terrene e perfino del proprio nome).
*5: La Chāndogya Upaniṣad è una delle Upaniṣad più antiche e ampie del corpus delle Upaniṣad vediche. Appartiene al Sāmaveda, ovvero al Veda intonato dagli udgātṛ, sacerdoti cantori delle melodie, dal termine sanscrito chāndoga o “cantore in metri”.
*6: Bhagavadgītā, in sanscrito significa “Canto del Divino” o “Canto dell’Adorabile”, ed è un poema di circa 700 śloka (versi) diviso in 18 adhyāya (canti), contenuto nel VI parvan del grande poema epico Mahābhārata. E’ tra i testi più popolari e amati tra i fedeli dell’Induismo. L’unicità del testo consiste nel fatto il Bhagavat, in questo caso Kṛṣṇa, parla in prima persona fornendo in prima persona l’esplicazione della sua darśana (dottrina) completa attraverso il dialogo con Arjuna.

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