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Trascendere le identificazioni ascoltando il proprio cuore

Viviamo in una società in cui sul calendario vi sono i giorni dedicati ai santi, alle feste politiche, alle usanze e feste religiose, alle semine stagionali, agli influssi lunari, agli animali, ai vegani, ai padri e madri, agli innamorati e alla violenza sulle donne. Al di là del fatto che 365 giorni non sono sufficienti a dare valore alle cose davvero importanti ed essenziali alla vita, paraossalmente sono moltissimi, considerando che basterebbe avere un calendario che celebra tutti i giorni una cosa sola: l’amore e la vita.
Il resto è superfluo e spesso mendace, soprattutto se inventato dalle imprese al solo scopo di lucro.

Tuttavia, il 25 novembre tutti gli anni si festeggia la “giornata contro la violenza sulle donne”.

A tal proposito desidero soffermarmi un attimo per esprimere un pensiero in merito alla violenza in generale.

La violenza di per sè è uno strumento che interrompe e sfigura l’amore, e che colpisca un uomo o una donna o un bambino è sempre un atto che divide. Spesso la violenza si compie perché si è subita nel passato, per questo è importante amarsi, rispettarsi e meditare su se stessi e sulle bellezze che nell’universo uniscono ogni creatura vivente.

Al di là di tutto, non esiste il caso, ma solo causalità, interdipendenza, sincronicità. Volenti o nolenti ogni essere umano è il centro di se stesso, e tutto ciò che gli accade è il risultato dell’equazione tra ciò che è stato, ciò che desidera essere, condizionato da paure che provocano gli avvenimenti violenti e le intenzioni che modificano in meglio o in peggio il nostro avvenire.

Se non ci istruiscono ad amare nella vita: la famiglia, il lavoro o le istituzioni, poco importa, dobbiamo necessariamente provvedere autonomamente e ci vogliono pazienza e perseveranza, esperienza.

Le bandiere anti-violenza sulle donne così come quelle anti-violenza sugli uomini o animali, non risolvono il problema, anzi, al contrario, come tutte le bandiere, non fanno altro che alimentare emozioni quali accusa e vittimismo, difesa e attacco, creando separazione d’intenti e il potenziale per una condizione sociale in cui c’è chi governa e controlla, e chi viene governato e controllato. Le identificazioni sono la prima vera causa di violenza e divisione perché chiudono il cuore in difesa dell’ego e dell’ignoranza.

Lo stesso accade a livello dietetico, quando ci identifichiamo in una dieta stiamo automaticamente eliminando il punto di vista del nostro cuore, della nostra spontaneità e modo di essere. “Siamo ciò che mangiamo” e “siamo ciò che pensiamo”, ma questo cosa significa? Significa che se scegliamo di nutrire corpo e mente con ciò che ci offre la società in modo passivo senza scegliere consapevolmente, diventiamo inevitabilmente qualcosa che non siamo, perciò diventa importante saper scegliere e vivere la nostra esperienza col cibo e le emozioni cambierà completamente, insieme ad un inevitabile miglioramento dei rapporti umani e del vissuto con noi stessi.

Alexander Pincin

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