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Il valore della connessione umana nell’epoca dell’incomunicabilità

Con questo articolo desidero esprimere un concetto molto importante tramite una personale osservazione sui social networks, l’incomunicabilità e la difficoltà a relazionarsi nell’epoca odierna.

Face-book, ovvero: ci metto la faccia e scrivo un libro su me stesso.

Il libro su noi stessi potrebbe contenere riflessioni, pensieri, musica, critiche, sentimenti. Invece da qualche anno a questa parte noto che il diario comune è immondizia, e ne andiamo anche fieri, ne siamo orgogliosi, a tal punto che vogliamo inzozzare anche i diari dei nostri “amici” non-amici, gente sconosciuta che non conosceremo mai, o mai veramente anche dopo averli incontrati.

Abbiamo perso la percezione di ciò che è il reale significato della parola: relazionarsi.

Questo perchè non siamo più abituati a farlo con noi stessi. Non sappiamo più ascoltare il nostro corpo, i nostri pensieri, osservare le stagioni, gli elementi che in natura spostano e trasformano tutto ciò che vive. Leggendo i “diari” di tanti internauti si nota la confusione mentale, emozionale ed i disordini afflittivi che li colpiscono, messi su un piatto d’argento, alla mercè del mondo, pubblici e fragili. Scegliamo di spogliarci, e quando qualcuno tocca il nostro ego, reagiamo, nonostante sia stata nostra la volontà di dare “cibo a quel demone” e farci mordere. Creazione di conflitti esteriori sui conflitti interiori. Esternazione costante di disturbi emotivi che si scontrano con i disturbi emotivi di chi entra in contatto con noi, fino ad alimentare costantemente tutto ciò che ci fa soffrire.

Ai tempi in cui non esistevano i social networks, esistevano solo: intimità, rispetto, esclusività. Ora queste virtù sono cimeli della globalizzazione e deumanizzazione. Se volevi conoscere una persona, non la spiavi in silenzio giudicandola e disegnando nella tua mente un’idea condizionata di chi hai di fronte, ma ci parlavi, ti confrontavi.
Se quella persona o te medesimo volevate condividere qualcosa, non si doveva fare un click col mouse, in modo freddo e distaccato, ma guardandosi negli occhi lo si faceva aprendo il cuore all’altro.
Certe cose di noi stessi le sapevano in pochi, erano segreti, e grazie ad essi era possibile costruire i rapporti di fiducia, si sviluppavano relazioni basate sul supporto e l’autenticità.

Oramai, sui social mentre crediamo di comunicare un sacco rendiamo evidente la nostra incapacità totale di comunicare.

Comunicare non significa parlare, significa prima di tutto saper ascoltare. Però i social non sono nati per ascoltare qualcosa, ma per stimolare la capacità di fare rumore che impedisce questa funzione della relazione tra esseri umani. Ma se non cominciamo da ciò che procede dal nostro centro, sarà ben difficile apprendere davvero qualcosa nel mondo esterno, e siccome ciò che risiede nei nostri pensieri è milioni di volte più complicato di ciò che accade in natura, se non c’è ordine alla sorgente, tutto ciò che osserveremo all’esterno sarà visto come più complesso della sua vera natura. Ogni tanto, per un momento: lasciamo andare giudizi e critiche, lasciamo andare anche la volontà di cercare sempre all’esterno gratificazione e ciò che ci manca interiormente.

L’unica via di salvezza in questo mondo è imparare ad amare se stessi.

Allora perchè se vediamo qualcuno che ha difficoltà a farlo, lo critichiamo, aumentando la sua paura, insicurezza e sofferenza? Ce ne infischiamo, dando maggior importanza al nostro ego. Ciò accade probabilmente perchè ci fa da specchio all’incapacità che abbiamo di accogliere la nostra sofferenza per qualcosa che abbiamo vissuto?
Meditiamo su queste domande. Indagare dentro noi stessi può portare enormi frutti al nostro percorso di crescita e consapevolezza.
Col crescere della consapevolezza spontaneamente dal nostro cuore emergerà maggior capacità di amare e discernere, e da ciò ne consegue maggior benessere psicofisico nostro e di chi entra in relazione con noi.

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I social networks, ormai strumenti di massa inevitabili, possono essere molto utili per la divulgazione, lo scambio e l’informazione essenziale ed efficace, ma purtroppo si contano sulle dita di una mano le persone che li utilizzano ed hanno interesse a farlo in questo modo. La reale riflessione su cui desidero portare l’attenzione è la capacità di relazionarsi, che in questa società sta andando via via sempre più disperdendosi. Quando non siamo più grado di ascoltare e relazionarci, ci si divide.
La divisione provoca: ignoranza, schiavitù, debolezza.

Imparare dunque a connettere la nostra mente col nostro cuore, rimane l’unico modo per alimentare l’autentico scambio umano, permettendo: unione, conoscenza e forza.

Auguro a ogni essere vivente di aprire la porta del cuore alla sua mente e la porta della propria mente al cuore. Quando questo ponte di connessione sarà purificato, l’arcobaleno della vera natura si espanderà in ogni direzione donando benefici a tutto ciò che vive.

Per vivere meglio e stare in salute servono necessariamente tre cose: una sana alimentazione funzionale che sia in grado di integrare le nostre carenze ed i nostri punti di forza, e che sia guidata da un’educazione al Sentire; una sana condotta mentale che sappia accettare i propri conflitti interiori ed affrontarli con umiltà, pazienza e amore; infine, un sano riposo.

Alexander Pincin

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