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L’identità biologica dell’essere umano: il Microbiota.

Lo sapevi che ciò che mangi serve fondamentalmente a nutrire 39mila miliardi di microbi tra cui batteri, virus, miceti, protozoi e parassiti del peso complessivo di circa 1,5kg presenti nel tuo corpo?
Il corpo umano è formato da circa 30 milioni di cellule, portando quindi a considerare il rapporto tra batteri e cellule di circa 1,3:1, cioè quasi equivalenti.. Sorprendente, vero?

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Da oggi in poi, quando salirai su una bilancia rammenterai che per conoscere il tuo peso reale dovrai sottrarre una tara di ben 1,5kg: il microbiota intestinale.

Scherzi a parte. La questione del gut microbiota sta al centro delle più importanti ricerche scientifiche all’avanguardia in tutto il mondo, non solo nel campo della gastroenterologia ma anche dell’epigenetica, nutrigenomica, nutrizione umana e psicosomatica, in quanto è sempre più confermata l’interdipendenza tra cervello e intestino e di come quest’ultimo contenga informazioni biologiche molto interessanti per comprendere al meglio la natura biochimica delle principali patologie moderne quali: sindrome metabolica, disbiosi intestinale, morbo di Crohn, intestino irritabile, cancro al colon, colite ulcerosa, celiachia, cirrosi epatica, ulcera dello stomaco, ma anche patologie di carattere neurodegenerativo come il morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, alcuni tipi di sclerosi multipla, autismo e la depressione..

Tutte queste patologie sono strettamente legate a determinati stili di vita, diete povere di acidi grassi polinsaturi, vitamine, antiossidanti e prebiotici, senza considerare naturalmente l’inquinamento dell’aria, acqua e terreni causate da pesticidi, metalli pesanti e inquinanti di vario genere a seconda delle zone geografiche del pianeta.

La psicosomatica e la metamedicina lo dicono da sempre, oggi anche la scienza ufficiale lo conferma: cervello e intestino s’influenzano reciprocamente. Oltre ad esistere una chiara correlazione tra psiche-cervello-organo, come accennavo in quest’articolo .

Il microbiota viene considerato a tutti gli effetti un vero e proprio organo del corpo umano, come fegato, milza e polmoni.

Inoltre importanti studi in microbiologia affermano che comportamenti smodati ed ossessivi legati alla pulizia e all’igiene (ma causati soprattutto dalle fobie di batteri, microbi e virus) possono abbassare il sistema immunitario, in quanto un uso frequente ed eccessivo di antibiotici ed antibatterici indeboliscono il microbioma che ci compone. Un esempio è l’opera di Marie-Claire Arrieta, co-autrice di “Let Them Eat Dirt: Saving Our Children from an Oversanitized World” (Lasciateli mangiare nello sporco: Salviamo i nostri figli dal mondo super-sanitarizzato).

Ciò che scegliamo per la nostra alimentazione quotidiana assume un ruolo significativo nella modulazione del microbiota, determinando l’innalzamento o abbassamento del sistema immunitario, ossigenazione o intossicazione
cellulare, permeabilità o impermeabilità intestinale.

intestinal_bacteriaOgni essere umano possiede un microbiota unico nel suo genere, che prende il nome di enterotipo umano e che contiene informazioni genetiche quali: dieta di nostra madre durante la gestazione, tipo di parto, stress psicofisico di nostra madre prima e dopo la gestazione, alimentazione della nostra famiglia durante la nostra infanzia, dieta di nostra madre durante l’allattamento, tipo di allattamento ecc.. Tutti fattori che determinano il patrimonio genetico dello sviluppo del nostro sistema immunitario, il cervello e il sistema muscolo-scheletrico.

Si legge su PubMed che l’alimentazione sia il fattore maggiormente responsabile della modulazione del microbiota intestinale.
Secondo i dottori dello studio Lopez-Legarrea P, Fuller NR, Zulet MA, Martinez JA, e Caterson ID: la strategia ideale per stimolare un’adeguata risposta immunitaria sarebbe quella di adottare una dieta Mediterranea, che include:

  • attività fisica
  • assunzione quotidiana di cereali integrali, frutta e verdura di stagione, legumi, semi oleaginosi, olio extravergine d’oliva ed erbe aromatiche;
  • pesce azzurro selvaggio ricco di EPA e DHA (come sgombro, alici, aringhe e trota iridea) non più di un paio di volte alla settimana;
  • poca o assente l’assunzione di carne (meglio se biologica e non più di un paio di volte al mese);
  • formaggi freschi da siero del latte come la ricotta o stagionati oltre i 30 mesi come il vaccino Parmigiano-Reggiano, o alcuni caprini ed ovini stagionati, non più di 2-3 volte alla settimana;

Anche se, dalle recenti ricerche pubblicate dalla Harvard University e su PubMed risulta che una naturale plant-based diet, ovvero una dieta prevalentemente a base vegetale, che esclude completamente carne e derivati animali sia la strategia ideale per godere del miglior benessere psicofisico e prevenire tutte le principali patologie conosciute.

Quando si suole dire “siamo ciò che mangiamo”, si sta parlando del microbiota.
A tal proposito uno degli studi più recenti della Harvard University suggerisce le seguenti linee guida per una dieta sana ed equilibrata :
– 50% frutta e verdura di stagione, perchè direttamente coinvolta nelle principali attività microbiotiche
– 25% cereali integrali (soprattutto riso, farro, avena e orzo)
– 25% proteine, alternando quelle vegetali – 70%- dei legumi, quinoa, canapa o grano saraceno a quelle animali – 30%-, prediligendo il pesce azzurro, poche uova, e formaggi stagionati, perchè poveri in caseine e lattosio, e pochissima o assente la carne.

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Da un altro studio risulta che un terzo del patrimonio genetico del microbiota ha caratteristiche comuni in tutti gli esseri umani, mentre i restanti due terzi sono specifici di ogni individuo, e possiamo considerarlo come la carta d’identità biologica di ogni persona sul pianeta.

Le funzioni principali del microbiota sono:
– digerire certi cibi che lo stomaco e l’intestino tenue non sono in grado di fare;
– permette la produzione di vitamine quali il gruppo B (fondamentale per l’energia cellulare, la salute del sistema neurovegetativo e molte altre funzioni) e la K;
– ha funzioni immunologiche nei confronti dell’aggressioni di microrganismi estranei, mantenendo la totalità della mucosa dell’intestino stabile;
– gioca un ruolo importante nel sistema immunologico, compiendo una barriera protettiva;

Un sano microbiota diventa il principale responsabile di un adeguato funzionamento digestivo ed immunitario.
Il microbiota è composto sia da batteri cosiddetti buoni che da quelli cattivi. L’alimentazione determina l’aumento o la diminizione degli uni e degli altri.

I ceppi buoni sono il:
– Bifidobacterium: regolatori degli altri ceppi batterici, modellano la risposta immunitaria, producono vitamine utili al nostro organismo e proteggono dai batteri patogeni e dalla formazione di cellule tumorali;
– Lactobacilli: che producono una lunga serie di vitamine e micronutrienti utili al nostro organismo, proteggono dalle attività metaboliche maligne delle cellule tumorali, ed incrementano le attività immunitarie;

I ceppi cattivi:
– Clostrium difficile: il più nocivo e pericoloso; in piccole dosi è già presente nel nostro organismo, ma nelle condizioni di terapie assidue di antibiotici e farmaci, essendone resistenti, proliferano e possono causare gravi patologie all’apparato grastrointestinale;
– Campylobacter: sono i principali responsabili delle più comuni disbiosi e disturbi fisiologici dell’organismo umano; attendono con pazienza l’assunzione di cibo contaminato per proliferare e provocare una malattia;
– Enterococcus faecalis: agiscono in presenza di infezione date da operazioni chirurgiche effettuate con strumenti contaminati, non sterili;

Il ceppo batterico intermedio:
– Escherichia Coli: nelle quantità adeguate permette la produzione di vitamina K2, fondamentale per la struttura ossea; in quantità troppo elevate provoca alcune patologie intestinali.

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L’assunzione di alimenti ricchi in prebiotici e probiotici è molto importante come i fermentati: kefir, tempeh, yogurt, krauti, kombucha ecc.. sono ricchi in probiotici, quindi promuovono l’incremento della flora dei ceppi batterici buoni.

I prebiotici invece, o frutto-oligosaccaridi sono definiti da Gibson e Roberfroid come “l’ingrediente indigeribile nel cibo che in modo specifico promuove la crescita e l’attività di un limitato numero di specie di batteri che permette a sua volta di conferire grandi benefici “
I prebiotici sono presenti principalmente in: cicoria, asparago, tarassaco, agretti, carciofi, pomodori, banana, susine, aglio, cipolle, porro e mele; nei cereali integrali, soprattutto avena ed orzo; nella frutta oleaginosa come noci e mandorle. Per questa ragione la dieta vegetariana come quella vegana sono considerate sane e bilanciate, perché contengono tutti questi elementi fondamentali della salute del microbiota intestinale, e percui di tutto l’organismo. In pratica, una dieta ricca di fibra vegetale è essenziale per apportare benefici alla flora del microbiota e permettere una buona produzione di prebiotici intestinali. Tuttavia in determinate persone l’eccesso di fibra vegetale può portare a disagio e gonfiore addominale, pertanto bisogna anche considerare nel contesto, la condizione individuale.

A questo punto, quando diventi cosciente che certi alimenti nutrono specifici ceppi batterici diventa automatico cambiare le proprie scelte di vita perché puoi essere il diretto fautore del tuo benessere psicofisico.

Alexander Pincin

1 commento »

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